La riviera partenopea

Pochi luoghi racchiudono tante bellezze naturali e testimonianze di civiltà quante ne conserva, in uno spazio così ristretto, la riviera napoletana, dominata dalla mole del Vesuvio (1279 m). L’itinerario parte da Pompei, l’unico centro che sia stato completamente dissepolto dalla cenere che durante l’eruzione dell’anno 79 sommerse anche Ercolano e Stabia. La sua visita ci consente di osservare la tipica struttura delle città del periodo classco, con i grandiosi fori, i teatri, le palestre, che costituivano i fulcri della vita pubblica. Le decorazioni che ancora resistono sulle pareti di alcune case patrizie ci danno l’idea della raffinatezza e dei gusti artistici della classe dirigente dell’epoca imperiale.

Scavi di Pompei Villa dei Misteri

Scavi di Pompei Villa dei Misteri

Di particolare interesse sono il foro, centro delle attività pubbliche, religiose e commerciali; la sontuosa casa dei Vettii, dimora di ricchi mercanti con una superba decorazione; le terme stabiane, del II secolo a.C., che furono le prime sorte nella città; il teatro grande (III – II sec a.C.), di cui resta la scena, e il teatro piccolo, edificato dopo l’80 a.C. e in grado di contenere 1000 spettatori; la villa dei Misteri, famosa costruzione della prima metà del II sec. a.C. adattata a residenza di campagna. Lasciata Pompei, si entra in Torre Annunziata, uno dei centri più popolosi del napoletano. E’ l’erede dell’antica Oplonti, di cui si possono visitare alcune imponenti ville decorate con mosaici. In particolare, la villa di Poppea, moglie dell’imperatore Nerone, è probabilmente la più bella fra le residenze suburbane di Pompei. Si componeva di oltre novanta ambienti, con giardini, terme e una piscina di ben 60 metri di lunghezza.

Torre Annunziata Oplonti Villa di Poppea

Torre Annunziata Oplonti Villa di Poppea

Si percorre quindi una strada costiera che attraversa una zona densa di orti e si arriva a Torre del Greco, cittadina alle falde sud occidentali del Vesuvio affacciata sul golfo di Napoli, famosa per la lavorazione del corallo, dell’avorio e della madreperla. Una sosta merita la chiesa ottocentesca di Santa Croce, in stile neoclassico, edificata sul luogo di una chiesa precedente distrutta da un’eruzione. Nell’Istituto Statae d’Arte la scuola di oreficeria e della lavorazione del corallo ospita un museo che espone pezzi finemente lavorati in corallo, avorio, madreperla, lava, corniola, conchiglie. Torre del Greco è il punto ideale per salire all’Osservatorio Vesuviano e da qui, con la seggiovia al cratere del Vesuvio. Si tratta di un tipico esempio di vulcano ‘a recinto’, costituito cioè da due strutture sovrapposte risalenti a epoche diverse. Il vulcano più antico detto monte Somma, ha una larga base circolare e termina con una grande cerchia craterica, nella quale in seguito alla catastrofica eruzione del 79 si formò il cono del Vesuvio vero e proprio.

Scavi di Ercolano - Terme Femminili

Scavi di Ercolano - Terme Femminili

Proseguendo da Torre del Greco per la statale 18 si raggiunge Ercolano, cittadina alle pendici occidentali del Vesuvio con attività agricola (floricoltura) e notevoli industrie, fra cui quella tradizionale del settore conciario. Qui è d’obbligo un’altra sosta per visitare gli scavi archeologici, che sebbene effettuati in maniera parziale presentano un interesse storico per alcuni versi analogo a quelli di Pompei. Ercolano, infatti, ha restituito all’attenzione degli studiosi una grande quantità di documenti, che ci permettono di conoscere aspetti importanti della cultura greca. Circa 200 papiri, infatti, sono stati rinvenuti nella villa dei Pisoni, dimora di Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare e protettore del filosofo epicureo Filodemo di Gadara. In particolare si suggerisce di visitare le terme (I secolo), divise tra settore maschile e femminile; le terme suburbane, in cui va notato il perfetto stato di conservazione dei sedili, dei pavimenti e delle porte; la casa del Bicentenario; la casa dei Cervi, una delle più eleganti abitazioni di Ercolano.

Ripreso il viaggio si giunge a Napoli, capoluogo della regione. Rimandando la sosta in città ad un’altra occasione, si percorre la strada litoranea e si sale verso la collina di Posillipo, famoso belvedere sul golfo di Napoli. Lo scenario è tra i più celebri del mondo: sullo sfondo del Tirreno azzurro si stagliano il Vesuvio, la penisola sorrentina con il suo accidentato profilo e Capri con le sue balze calcaree.

Da Posillipo si scende a Pozzuoli, entrando così nel cuore dei Campi Flegri, un’area vulcanica di eccezionale interesse. Il paesaggio flegreo si presenta come un fitto ed irregolare aggregato di basse colline e di conche crateriche, che talvolta ospitano caratteristici laghetti. Tra questi il più suggestivo è il Lago d’Averno che, forse per il colore cupo conferito alle acque dalla fitta vegetazione, gli scrittori classici identificarono con l’ingresso al mondo degli inferi. Di notevole interesse è il Serapeo, erroneamente ritenuto un tempio in seguito al ritrovamento, sul posto, di una statua di Serapide, divinità dell’Egitto ellenico e romano. Si trattava in realtà di un grande mercato pubblico, che oggi appare in parte sommerso dalle acque, il cui livello varia a secondo del bradisismo (lento movimento del suolo, dovuto a varie cause). I litodomi, molluschi che vivono a pelo d’acqua e perforano la pietra, hanno lasciato dei fori nei resti monumentali, che consentono di riconoscere i livelli raggiunti dal mare nei vari periodi di innalzamento e abbassamento del suolo. A Pozzuoli si trova anche l’anfiteatro Flavio, costruito intorno al 70, uno dei più grandi dell’antichità dopo il Colosseo e l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere.

Cuma - Ingresso dell'antro della Sibilla

Cuma - Ingresso dell'antro della Sibilla

A poca distanza da Pozzuoli Baia conserva imponenti resti di numerosi complessi termali d’età romana. La cittadina fu celebrata dal poeta Orazio come la stazione balneare più fastosa ed incantevole del mondo. Ora molti edifici romani si trovano sul fondo del mare, a causa della leta sommersione della costa dovuta al bradisismo. Nei pressi Cuma è un altro centro archeologico di grandissimo interesse. Fondata nell’VIII secolo a.C., è famosa per il santuario della Sibilla, un lungo antro scavato nella roccia, in cui la profetessa pronunciava i suoi oracoli dall’ambiguo significato. Ancora oggi si può ammirare la galleria lunga 131 metri, scavata nel tufo con volte a trapezio, completamente integra tranne che nella parte iniziale. I versi dell’Eneide di Virgilio, scolpiti in una lapide, rievocano il vaticinio pronunciato da Enea prina di scendere nell’Averno per parlare con l’ombra del padre. Prima di concludere l’itinerario vale la pena effettuare un’escursione fino alle rovine di Liternum, piccola colonia romana situata vicino al lago di Patria. La sua fama è legata al nome di Cornelio Scipione Africano, che vi si rifugiò, amareggiato, dopo essere stato accusato  di aver trattenuto per sè parte dell’indennità di guerra versata dal re Antioco a Roma.

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Le Madonie e Cefalù

Questo itinerario, marittimo e montano a un tempo, si snoda dalla costa tirrenica fino al cuore delle Madonie, l’imponente massiccio calcareo che segna il limite occidentale dei grandi rilievi settentrionali siciliani ed è il più elevato dell’isola dopo l’Etna.
La città di Termini Imerese, sul golfo omonimo, ai piedi del monte San Calogero (1325 metri), appare articolata in due nuclei: la città alta, con il centro storico, e quella bassa, in riva al mare. Nella zona alta villa Palmieri conserva all’interno del parco i resti di un edificio romano. Notevoli sono anche la chiesa di Santa Caterina, del XV secolo, con un portale tardogotico a ogiva, e la chiesa del Monte, eretta in età barocca, con all’interno due monumenti sepolcrali rinascimentali e varie lapidi. Il Museo Civico, collocato nel trecentesco ex ospedale dei Fatebenefratelli, espone parecchi reperti archeologici, dall’età preistorica a quella romana. Il duomo, dedicato a San Nicola di Bari, custodisce un crocifisso dipinto da Ruzzolone nel 1484.

Castello di Caccamo

Castello di Caccamo

Nell’entroterra Caccamo (521 metri) è città di antiche origini, dominata dalla grandiosa mole del castello risalente al XII secolo, ma ampiamente ristriturato fra Seicento e Settecento. Lungo il versante occidentale della valle del Tonto (che segna il limite delle Madonie vere e proprie), si supera Roccapalumba, portandosi ad Alia, sul versante opposto, e verso Cerda: su questa strada panoramica passavano un temp i bolidi in gara per la Targa Florio, vecchia corsa legata a nomi leggendari dell’automobilismo. La Portella di Cascio è un magnifico belvedere sulle alte creste madonite e sulla vallata dell’Imera Settentrionale, asse naturale di penetrazione tra la costa tirrenica centraleed il cuore dell’isola. Sclafani Bagni è noto (ma certamente lo era di più in passato) per le virtù terapeutiche delle sue acque.
Verso Caltavuturo e Scillato la campagna deserta è punteggiata solo da rade masserie, talora di cospicue dimensioni. Polizzi Generosa (916 metri) vale una sosta per osservare, nella chiesa parrochiale barocca, uno splendido dipinto raffigurante la Madonna col bambino, angeli e santi, di un anonimo artista fiammingo del XV secolo.
Le due Petralie sono i maggiori insediamenti della regione delle Madonie: Petralia Sottana ha una chiesa dedicata all’Assunta, costruita nel XVII secolo; Petralia Soprana che è il comune più alto del palermitano, in un suggestivo paesaggio di boschi e prati merita una visita soprattutto per il notevole panorama che offre dalla chiesa di Santa Maria di Loreto. Lo sguardo può spaziare sulle Madonie, ma anche sui monti Nebrodi, a est; sull’Etna e, lontano, verso sud, su Enna; a occidente sulla Rocca Busambra. La chiesa mostra un elegante portico barocco con portale tardogoticodel XV secolo, epoca a cui risale anche la torre campanaria. Gangi, tra i borghi più caratteristici dell’isola, è un centro agricolo-artigiano, ancor oggi molto popolato nonostante il flusso migratorio. E’ interessante la chiesa madre, con un bel campanile e bifore gotiche e, all’interno, un Giudizio Universale dello Zoppo di Gangi.

Mare di Cefalù

Mare di Cefalù

Tornati a Polizzi Generosa, si sale nell’area sommitaledel massiccio madonita, al piano Battagia e al piano Zucchi, coperti in inverno da un consistente manto nevoso e dunque attrezzati per il turismo invernale e sciistico. Si attraversa il bellissimo bosco della Mufara, tra le faggete che contornano il piano Battaglia, da cui si può raggiungere il rifugio Marini del CAI al piano Zucchi (ampio panorama sulla costa tirrenica). Sulla strada per il mare Collesano merita una menzione perchè ha potuto mantenere integro il suo impianto medievale, almeno nella zona più antica, percorsa da una rete di viuzze, vicoli, scalinate.
Oltre Campofelice di Roccella, si giunge Cefalù, centro marittimo e nota località di soggiorno, sovrastata dal patrimonio della Rocca. Nel centro storico , che fino al XIX secolo era cinto da mura, si possono vedere resti di fortificazioni, in opera poligonale, del IV secolo a.C.

La cattedrale di Cefalù

La cattedrale di Cefalù

La cattedrale, eccezionale esempio di architettura normanna, si trova in posizione sopraelevata rispetto alla piazza antistante. Eretta a partire dal 1131, ha la facciata serrata da due massicci torrioni quadrangolari con bifore; la ornano, nella parte alta, due serie di archetti ciechi; il portico che la precede è opera più tarda, di Ambrogio da Como (1471). L’interno è a tre navate con archi a sesto acuto arabeggianti; un pregevole fonte battesimale scolpito (XII secolo) si trova nella seconda arcata della navata destra; il transetto, percorso nella parte superiore da gallerie, custodisce un crocefisso del XIV-XV secolo e una Madonna col bambino scolpita da Antonello Gagini nel 1553. Splendido è il ciclo di mosaici su fondo oro che ricopre l’intera zona presbiteriale. Il catino absidale è dominato dal Cristo Pantocratore e dalla Vergine, che con gli Arcangeli e gli Apostoli sono opere del 1148; gli Angeli, i Patriarchi, i Santi ed i Profeti che completano la decorazion sono di poco posteriori. Nel Museo Mandraliscà, infine, sono esposti reperti archeologici provenienti dalla stessa Cefalù e da Lipari, tra i quali un mosaico tardoellenisticoe il cratere detto “del tagliatore di tonno” (IV secolo a.C.); nella Pinacoteca si conserva il Ritratto di ignoto, una delle opere più celebri di Antonello da Messina (1470).

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