Il Cilento costiero

Il Cilento è la parte più aspra e più serena della Campania: aspra per l’alternanza di dossi collinari e rilievi montuosi che si susseguono, separati tra loro da valloni; serena per l’atmosfera tranquilla, quasi arcadica, che regna  nelle campagne e nelle borgate, quasi tutte arrocate come presepi sul cocuzzolo dei rilievi o su spalti ben difesi.
La bellezza della costiera cilentana è accresciuta da una folta e profumata macchia mediterranea, che ne ammanta le pareti più scoscese, e da compatte distese di ulivi, che costituiscono il simbolo del Cilento. La loro folta chioma conferisce un senso di frescura al viaggiatore anche quando imperversa la forte calura estiva. Molti alberi, ormai consunti e ridotti a moncherini, sembrano mute testimonianze di una civiltà agricola ormai superata, così come i ruderi di alcuni centri della Magna Grecia rimandano ad un mondo ormai scomparso da millenni.

Paestum - Il tempio di Nettuno

Paestum - Il tempio di Nettuno

Il viaggio inizia così con la visita a Paestum, uno di centri più famosi della Magna Grecia. Compresa oggi nel comune di Capaccio, pur essendo situata ai margini della piana del Sele, può considerarsi la porta d’ingresso al Cilento. Fondata dai coloni greci di Sibari del VII secolo a.C., la città fu al centro di molti avvenimenti storici ed ebbe grande prosperita economica, basata sul commercio dei cereali e dell’olio. Le mura risalgono, in parte, al IV secolo a.C. con tratti lucani e romani; si estendono su un perimetro pentagonale di circa 5Km, rinforzate da torri, con spessore che raggiunge i 7 metri. Ai limiti del cardine (la via che va da nord a sud) e del decumano (la via che va da est a ovest), si aprono quattro porte; intorno si nota il fossato difensivo. Il tempio di Nettuno o Poseidonion, magnificamente conservato, è uno dei più famosi dell’antichità. Costruito in pietra locale nel 450 a.C ha preso nei secoli un colore fulvo che ne accentua la maestosità. Tra gli altri monumenti all’interno delle mura, meritano di essere visitati il sacello ipogeo, tempietto del trado IV secolo a.C., il tempio di Cerere o Athenaion, edificato intorno al 500 a.C., mentre alla foce del fiume Sele, a undici Km di distanza, si ammira il tempio di Hera, del 650 a.C., impropriamente denominato “basilica” dai primi archeologi. Il museo presso le rovine espone moltissimi reperti e inoltre materiali provenienti dai santuari e dalle necropoli dell’antica Poseidonia con esemplari pittorici pregevoli e rarissimi.
A sud Agropoli, fondata dai Bizantini sulla cima di un promontorio che consente una larga veduta sul golfo di Salerno, è dominata da un castello e nel nucleo antico conserva intatto il suo impianto medievale. Le vecchie case sembrano mimetizzarsi nella collina, aprendosi solo in parte verso l’esterno, data l’esigenza in passato di sottrarsi all’attenzione e alle scorrerie dei pirati saraceni. Gioiello saraceno è Agropoli Vecchio, sperone che si protende sul mare. Va segnalata la ceramica locale, bella quanto quella dei Vietri. Da Agropoli la strada piega verso l’interno per aggirare l’impervio promontorio formato dal monte Tresino e ritorna poi verso la costa in prossimità di Castellabate, elegante centro che presenta una singolare struttura architettonica: abbarbicato su una collina attorno ad un massiccio castello dell’undicesimo secolo, è caratterizzato da un intreccio di piccole vie sormontate da archi.
Oltre Castellabate, sul litorale, si estendono le marine di Santa Maria e di San Marco, dotate di discrete attrezzature per ricevere il turismo balneare. Queste due ultime frazioni conservano ancora l’antica struttura tipica dei borghi di pescatori.
Dopo Castellabate la strada prosegue di nuovo verso l’interno, per evitare il promontorio di monte Licosa (punta Licosa), e quindi superato il rio dell’Arena, si riavvicina al mare correndo a mezza costa tra pini, carrubi e olivi. Ogliastro Marina è raggiungibile con una piccola deviazione. E’ un piccolo centro costiero e turistico, con un porticciolo di pescatori, come i successivi paesi che si incontrano: Agnone, Acciaroli, Pioppi, Marina di Casal Velino. In particolare Acciaroli è una località balneare di una certa fama, che tra i suoi ospiti in passato contò anche il famoso scrittore Hemingway. Le prime notizie riguardanti il borgo risalgono al XII secolo e di questo periodo è anche la chiesa dell’Annunziata.

Il porto di Acciaroli

Il porto di Acciaroli

Oltrepassata Marina di Casal Velino, ci troviamo nella piccola pianura alluvionale formata dal torrente Alento, dove ci attendono le splendide rovine di Velia. La città corrisponde all’antica colonia fondata dai Focesi nel VI secolo a.C. e fu uno dei primi fulgidi centri di civiltà della Magna Grecia per l’elevatezza del pensiero filosofico. In questa cittadina, infatti, nell’incantevole serenità del paesaggio costiero pensatori metafisici come Senone, Parmenide e Zenone diedero vita alla scuola eleatica. Molto bella la strada in salita che collega il quartiere settentrionale della città a quello meridionale, attraverso porta Rosa. Nel quartiere meridionale sono stati ritrovati molti ritratti di Augusto e della sua famiglia, da cui si deduce che la zona avesse un legame particolare con l’imperatore. L’itinerario, prima di concludersi, prevede una puntata a Palinuro, piccolo paese presso il capo omonimo. Nell’Eneide Virgilio racconta che in questi luoghi morì e fu sepolto il valoroso Palinuro, pilota della nave di Enea. La costa del promontorio, molto alta, si apre in varie grotte, che un tempo servirono anche come abitazioni, prima che il bradisismo abbassasse il livello del suolo. Oggi, occupate dalle acque, si possono raggiungere solo con le barche che conducono i turisti ad ammirare la scogliera, partendo dal piccolo porto situato nell’insenatura settentrionale del capo.

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